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dc.contributor.authorGirardi, Giacomo
dc.date.accessioned2025-03-07T23:23:50Z
dc.date.available2025-03-07T23:23:50Z
dc.date.issued2022
dc.date.submitted2024-07-08T16:28:18Z
dc.identifierONIX_20240708_9791254691823_369
dc.identifierhttps://library.oapen.org/handle/20.500.12657/92032
dc.identifier.urihttps://doab-dev.siscern.org/handle/20.500.12854/170907
dc.description.abstractIl volume ricostruisce, avvalendosi di un ampio scavo archivistico, uno degli aspetti meno noti dell’esilio risorgimentale: il sequestro dei patrimoni di coloro che furono costretti ad abbandonare il suolo patrio. Nel 1853, quando il feldmaresciallo Radetzky, governatore generale del Regno Lombardo-Veneto, impartì l’ordine di sequestrare i beni degli esuli politici, la macchina amministrativa asburgica si mise lentamente in moto, impossessandosi temporaneamente delle loro fortune. Privati delle consuete rendite, gli uomini e le donne trasferitisi oltreconfine furono profondamente toccati dai provvedimenti di sequestro, che fornirono nuovi argomenti alla leggenda nera del malgoverno austriaco sulle province italiane dell’impero. Queste pagine ripercorrono quelle vicende da una prospettiva economica, sociale e giuridica, indagandole nell’agire dell’amministrazione austriaca, nelle traversie degli emigrati colpiti dai provvedimenti e nelle difficoltà delle loro famiglie rimaste in patria. Ne emerge un quadro vivido, nel quale il legame tra politica e proprietà si esplicita in un intreccio tra controllo pubblico, prassi burocratica e strategie famigliari.
dc.languageItalian
dc.rightsopen access
dc.subject.otherRisorgimento
dc.subject.otherthema EDItEUR::N History and Archaeology::NH History::NHB General and world history
dc.titleI beni degli esuli
dc.typebook
oapen.identifier.doi10.52056/9791254691823
oapen.relation.isFundedBy4bb461ae-a887-4564-b3a7-29e6d7e08318
oapen.relation.isFundedBy07f61e34-5b96-49f0-9860-c87dd8228f26
oapen.relation.isbn9791254691823
oapen.collectionSwiss National Science Foundation (SNF)
oapen.place.publicationRoma
oapen.grant.number10BP12_211777
oapen.grant.programOpen Access Books
dc.relationisFundedBy07f61e34-5b96-49f0-9860-c87dd8228f26
dc.abstractotherlanguageIl volume ricostruisce, avvalendosi di un ampio scavo archivistico, uno degli aspetti meno noti dell’esilio risorgimentale: il sequestro dei patrimoni di coloro che furono costretti ad abbandonare il suolo patrio. Nel 1853, quando il feldmaresciallo Radetzky, governatore generale del Regno Lombardo-Veneto, impartì l’ordine di sequestrare i beni degli esuli politici, la macchina amministrativa asburgica si mise lentamente in moto, impossessandosi temporaneamente delle loro fortune. Privati delle consuete rendite, gli uomini e le donne trasferitisi oltreconfine furono profondamente toccati dai provvedimenti di sequestro, che fornirono nuovi argomenti alla leggenda nera del malgoverno austriaco sulle province italiane dell’impero. Queste pagine ripercorrono quelle vicende da una prospettiva economica, sociale e giuridica, indagandole nell’agire dell’amministrazione austriaca, nelle traversie degli emigrati colpiti dai provvedimenti e nelle difficoltà delle loro famiglie rimaste in patria. Ne emerge un quadro vivido, nel quale il legame tra politica e proprietà si esplicita in un intreccio tra controllo pubblico, prassi burocratica e strategie famigliari.
dc.grantprojectI beni degli esuli. I sequestri austriaci nel Lombardo-Veneto tra controllo politico, prassi amministrativa e strategie familiari (1848-1866)


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